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Il criterio della cattura a caldo non è l'interesse ma la promessa per un progetto in corso

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Scritto originalmente in francese. Tradotto dall'IA — il significato è stato preservato, non la prosa.

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Filtrare severamente nel momento in cui si scopre una fonte sembra la cosa pulita da fare: prima di salvare un articolo o un video, ci si chiederebbe se merita davvero di entrare nel sistema. In pratica, lo stato in cui ci si trova in quell'istante non permette questo giudizio. C'è l'eccitazione della scoperta, e una fonte sembra essenziale soprattutto perché risponde a una domanda che ci si è appena posti.

Eppure non bisogna tenere tutto, e il criterio che regge non è «è interessante?» — per una persona curiosa lo è quasi tutto. È «sembra promettente per i miei progetti, la mia riflessione o la mia acquisizione di conoscenza?». La parola chiede poco: un aggancio plausibile, non una giustificazione.

Una cattura non è quindi una convalida. È una messa in attesa.

Perché è importante

Evita i due guasti simmetrici di un dispositivo di raccolta delle fonti. Un filtro troppo esigente all'ingresso fa perdere fonti che avrebbero contato, e impone una decisione completa a ogni incontro. Nessun filtro produce un accumulo che non si aprirà più.

Sposta anche il carico: la selezione seria non va pagata al momento della scoperta, quando viene fatta male, ma più tardi, quando si è in grado di decidere.

Sfumature e limiti

«Promettente» resta un giudizio, e va tarato: troppo largo, torna a essere «interessante». La taratura si verifica a valle, dalla quota di catture buttate senza rimpianti.

E il criterio presuppone progetti riconoscibili. Chi esplora un ambito senza una meta non ha niente a cui agganciare la promessa.

Domande aperte

  • Quale quota di catture alla fine buttate indica un filtro ben tarato invece di un filtro assente?